La democrazia del farcela

Falsi incidenti a Napoli, coinvolti giudici, avvocati, periti, medici…

Sono le persone, la gente, il popolo, il demos. O almeno una parte di esso.

Un parte importante, nel nostro paese.

Importanti perché rappresentano la valvola di sfogo della pressione sociale, della pressione fiscale, della pressione culturale, sono quelli che ci garantiscono che le cose non volgeranno mai al bene, ma che al contempo ci garantiscono che non volgeranno al peggio.

Si studiano la delinquenza, la devianza, la deformazione, il malcostume…  ma la conoscenza, senza saggezza, senza intelligenza, senza volontà, è una pistola senza proiettili o una festa senza invitati, a seconda della schiera a cui vi sentite di appartenere.

Ma lo Stato lo fanno le persone di cui è composto, e così i loro comportamenti. Per questo continuo a chiedermi se non sia questa la vera democrazia, al di là del sistema politico e di quello elettorale, di quel sistema per cui una volta votato si vorrebbe ogni scelta rilasciata nelle mani di rappresentanti che rappresenterebbero una sola idea, forse due, spesso parziali e sballate, di una parte di popolazione, talvolta nemmeno la reale maggioranza.

Forse lo Stato che abbiamo imparato ad essere, lo Stato che si arrangia, lo Stato “ognun per sé, dio per tutti” (che è tutto dire, visto che il meglio che quest’ultimo ha saputo fare per noi sono stati uno stato separato e qualche terremoto), è proprio una reazione autoimmune. Dal tempo degli imperatori, cittadini e schiavi, al tempo dei re, sudditi e servi della gleba, al tempo della repubblica, dei ricchi, dei privilegiati e dei poveracci.

Forse è rimasto stampato nel nostro DNA, forse abbiamo semplicemente tradotto tutto il rigurgito razzista che sta tornando su per il mondo, forse cerchiamo semplicemente di guarire dalla malattia che ci rende oggetto di ogni bruttura della vita, della politica e della società: cerchiamo semplicemente di non essere poveri.

E diventa difficile condannare, sebbene ancora necessario, fosse anche per fare un po’ di selezione. La lotta alle truffe e al nero sta diventando una sorta di proibizionismo, uno di quelli che però bisogna tenere, perché regolamentare la mancanza di regole sarebbe un po’ come avere i fascisti che vogliono il liberismo: finirebbe tutto a puttane. In ogni senso.

E allora condanniamo senza entusiasmo questi deficienti che si sono fatti beccare nel tentativo di fare quel che il mondo intorno a loro e la storia dietro di loro (e soprattutto quella davanti) hanno spinto a fare: arrangiarsi per sedere dalla parte giusta della democrazia, quella che può urlare “fuori i -poveri del momento-!” mentre ne sfrutta la produttività fino al midollo.

Un abbraccio. Sappiate che siete abbastanza nel giusto, siete poco meno che l’errore in un sistema sbagliato, Robin Hood molto umani ma con scarsa umanità.

Prima gli italiani.

Poi ci inculiamo pure gli altri.

[D.C.]

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