Se Don Giancarlo avesse fatto la cosa giusta

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Il delinquente sì, il suicida no.

Rimanendo sulla scia chimica del funerale rom cattolico, che si  è celebrato nei giorni scorsi, vorrei raccontarvi di qualcosa che proprio non va giù, al di là delle istituzioni colluse, fulcro della vicenda, al di là degli zingheri e dei loro denari più sporchi della loro grammatica, al di là della brutta figura di una mafia scimmiottata, al di là di un quartiere che mi ha dato i natali e, crescendo, l’inevitabile repulsione verso la chiesa e la sua ragione sociale, che sociale non è, vorrei raccontarvi di Don Giancarlo e della sua accoglienza di quel teatrino pacchiano come solo l’ignoranza può immaginare.

Il fatto è che da diverse parti si è levata indignazione per il comportamento della chiesa rispetto a questo ridicolo evento, soprattutto in considerazione del fatto che in quella stessa chiesa si negò il funerale ad un certo Piergiorgio Welby.

E grazie al cazzo, di nuovo e più di prima. Perché mentre dalle istituzioni è doveroso pretendere il controllo di determinate situazioni di pervicace illegalità, dalla chiesa non potete pretendere un cazzo di niente.

Insistere che la chiesa, o i suoi esponenti, avrebbero dovuto fare “la cosa giusta”, significa cercare di far guadagnare credito ad una associazione incredibile, che si basa su fantasie incoerenti per giustificare un grave predominio sociale, un’associazione il cui successo è sintomo di una irrazionalità collettiva che giustifica ogni forma di decadenza umana.

Un po’ come rubare ai poveracci e autodefinirsi Re di Roma.

Solo un vero poveraccio avrebbe pensato una cosa del genere, come solo i poveracci pretendono di trovare conforto in una chiesa atta a confortare solo se stessa, le proprie casse, e le chiappe di bei ragazzini.

Don Giancarlo ha fatto bene a celebrare quel funerale, non c’era motivo al mondo per non farlo, un tizio arriva, paga, ha diritto al funerale. Questo a meno che in vita non abbia dato espressione di contrarietà a qualche principio ecclesiastico, ovviamente.

Casa mia, regole mie. Ma che cazzo voleva la moglie di Welby? Davvero un funerale religioso? Di questa religione? Be’, era una pretesa ingiusta, ed è giusto che le cose giuste viaggino tanto lontano dalle chiese quanto distanti sono in effetti.

Se Don Giancarlo avesse fatto “a cosa giusta” non avrebbe fatto la cosa giusta, spiacente per gli amanti del giusto e della chiesa, ma è come amare i Led Zeppelin e Gigi D’Alessio: non li vedrete mai suonare insieme.

Pretendere una secolarizzazione della chiesa significa aggiustare il tiro su qualcosa che dovrebbe essere immutabilmente giusto per essere giusto. O il vostro Dio cambia idea quando sgamate che sussurrava cazzate all’orecchio del suo (ora i suoi) portavoce?

No, non è nella chiesa che dovete cercare la giustizia che manca in terra, un po’ perché la chiesa è piantata in terra fin più che voi stessi, un po’ perché non è proprio la sua ragione d’essere. Se volete giustizia, comportatevi in modo giusto e pretendete che chi governa, gestisce o comanda faccia altrettanto. Una banalità, una scomodissima banalità.

Certo, più facile pensare che il buon Dio sistemerà tutto, magari con un altro diluvio, magari uno un po’ meno efficace eh? O pensate che trovereste posto sull’arca, come esemplari unici? Be’, non siete unici nemmeno per il cazzo, pecore che volevate il funerale cattolico per Welby, al limite, sull’arca, ci andrà una bella coppia di casamonica, con il cappello a cilindro e “singing in the rain” di accompagnamento.

[D.C.]

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4 comments

  1. ” Questo a meno che in vita non abbia dato espressione di contrarietà a qualche principio ecclesiastico, ovviamente.”

    Per quanto possa sembrare strano, fra i suddetti principi rientra il Non rubare, il non uccidere ed altre cose che casamonica pare adorasse fare.

    1. Sono confuso. Nello stesso libro citato ci sono un sacco di omicidi, saccheggi e altri delitti portati avanti dal popolo di cui si seguono le vicende e avallati quando non apertamente ordinati dal protagonista.

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