Elogio della coerenza

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Arrestato musulmano che insegnava la guerra santa ai bambini nell’ora di religione.

Già, e grazie al cazzo.

A tutti noi tolleranti* fa piacere immaginare una religione che sia disneyana come gli orsi lo sono per gli animalisti, ma davvero può stupirci il fatto che un credente cerchi di indottrinare dei giovani e che lo faccia senza nascondere le parti meno “disney” del suo testo sacro di riferimento?

Sarebbe davvero ingenuo, sebbene di consuetudine, dare per scontato che tutti siano coerenti come noi o i nostri beniamini.

Io apprezzo l’opera di quell’insegnate, presidente di associazione culturale islamica, che coerentemente diffonde l’idea in cui crede così com’è, senza celare o traviarne le basi, senza rielaborarla secondo i tiramenti del momento, senza cercare di adattarla alle necessità dei propri interessi, senza offrirne una versione diversa a seconda del pubblico in ascolto.
Sai chi sia, sai cosa pensi, sai cosa intenda fare, sai cosa potergli chiedere e cosa no, sai quale sia la sua visione del mondo e la sua considerazione delle persone e delle cose, sai quando, come e per cosa poterci contare, perché lui si offre così, come un albero che puoi abbattere, aggirare o su cui puoi arrampicarti, semplicemente lui è lì.

Ci ho messo mezza vita a capire come mai questo fosse un pregio più che “essere come l’acqua”, più della capacità di cambiare forma a seconda delle necessità, più dell’essere imprevedibile e di adattarsi sul momento. In fondo Mr Fantastic era molto più fico de La Cosa.

Tanto avete capito di cosa parlo, quindi va bene pure se vedete solo lei.

Poi ci sono arrivato: essere evasivo, diversivo, cangiante e imprevedibile va bene per sé. L’incoerenza è un’arma in una battaglia senza amici se non momentanei alleati, per una partita a Poker, per una scommessa, per stupire una giuria, per un attimo di gloria; ma non concede nulla al prossimo. È una forma d’egoismo come solo finire l’ultimo goccio di Coca-Cola all’all you can eat, o fingere un pompino solo per scopare.

Ci ho messo una vita, ma oggi preferisco sapere quando uno è fascista, preferisco far sapere di essere razzista, pur senza superficialità di giudizio, preferisco poter offrire la mia maniglia a chi vorrà attaccarcisi o a chi ci si vorrà attaccare. O tendere la mano, se preferite, ma così non mi viene l’elegante metafora, là dove non ci sia sufficiente sintonia, di attaccarsi al cazzo.

E invece a tutt’oggi, in uno stato formato maggiormente da persone che hanno vissuto più della mezza vita che ci ho messo io a capire ed accettare questo fatto, la coerenza non è ancora diventata un valore condiviso; anzi, di pari passo all’individualizzazione della società, i coerenti vengono derisi come vecchi tromboni o additati come pazzi.
E potrebbero esserlo, ma ci offrono l’opportunità di saperlo già, invece che di doverli votare per scoprirlo sulla nostra pelle per gli anni a venire.

È inevitabile che in questi giorni si parli di politica e di quelli che per anni ci hanno frantumato i coglioni tuffandocisi di faccia dal piedistallo della superiorità morale e della purezza idealista.
In fondo non stiamo girando un bel porno di quelli da hentai cbt, quindi può anche darsi che adesso che stanno dimostrando di non essere proprio come dicevano, ma manco un pochetto, ci venga voglia di alzare il ditino e dire: “siete dei pezzi di fango”, senza forma e nemmeno tanto puliti.

Ma basta così, perché poi non essendo così anch’io, finito il piccolo sfogo, ritorno alla ragione, che mi sussurra un candido “tranquillo, ci siamo già passati.”.
Ieri l’altro Roma ladrona, ieri tutti a casa, oggi tutti dentro.

Il problema che ne rimane è il cattivo esempio che i primi tra i nostri cittadini conferiscono alla popolazione, ma eleggendo noi stessi i nostri rappresentanti, chi potrebbe mai darci un buon esempio?

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Forse dovremmo provarci ognuno per conto proprio, a rompere il cazzo come hanno rotto i grillini fino ad oggi, in nome di una elevazione morale, in nome della coerenza. Ma senza parlare, solo attraverso ogni più piccolo e coerente gesto, fosse anche insegnare la jihad, se affermiamo di essere jihadisti. E farci processare, se commettiamo reato.

[D.C.]

* ‘nsomma.

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