Aristerinodusodìa.

anovantagradi

L’aristerinodusodìa (dal greco “ἀριστερά”, sinistra, “ῥίς“, naso e “δυσωδία“, puzza) è una patologia piuttosto comune che colpisce una porzione della popolazione ormai tragicamente limitata. Stavolta vi parlo col cuore in mano, giacché tragicamente ne sono afflitto anche io e in maniera piuttosto grave.

Chi soffre di aristerinodusodìa tende a percepirsi al di sopra della massa, colpevole a detta del malato d’essere ignorante, credulona e a tratti un po’ scema. Questo porta a una drammatica scollatura del malato rispetto al resto della popolazione, il che rappresenta un problema a livello personale se il sofferente è un privato cittadino e a un disastro di proporzioni nazionali se ad essere malata è l’intera classe dirigente di uno o più partiti.

Ora, è vero che la maggioranza della popolazione, complice un sistema scolastico preso a bastonate per anni da governi quantomeno discutibili, è a un livello d’istruzione inversamente proporzionale a quello della frustrazione; ciò non toglie che l’esistenza di una massa numerosa, incazzata e confusa, incapace – per limiti oggettivi o per rabbia e sfiducia – di digerire concetti politici complessi sia un dato di fatto, dato di fatto che, se ignorato, porta a risultati elettorali imbarazzanti.

La malattia colpisce, come il nome suggerisce, principalmente persone “di sinistra”, che di fronte all’avanzare del populismo pensano che la manovra migliore per arginarne la debordante minaccia sia quella di dire cose che stuzzichino in maniera quasi erotica il proprio ego. Per capirci, non me ne voglia Cuperlo, ma lo prenderò ad esempio insieme a quello che considero quasi il suo opposto politico, Salvini.

Fine ottobre. Nuove scosse sismiche, ma il dibattito politico è tutto concentrato sul referendum. I commenti di Cuperlo e Salvini, a confronto, sono questi:

terremoto

Entrambi i post partono dal terremoto, virano verso altro e includono un passaggio sul referendum.

Ma notiamo alcune cose. Innanzitutto, impossibile non vedere l’elefante nella stanza, la lunghezza. Il post di Salvini conta esattamente 300 caratteri, hashtag incluso. Quello di Cuperlo 4365 caratteri, divisi in paragrafi, con un incipit che dice “sarò breve” duecento caratteri dopo che Salvini ha già finito di scrivere. E il navigante medio di leggere.

Secondo. Tutto il post di Cuperlo, pur dicendo cose giuste, è un continuo parlarsi addosso: la mia intervista, io ho fatto, io ho detto, io sono stato, io voterò; un wall of text di autoreferenzialità. Salvini invece piazza un uno-due micidiale composto da keyword chiare con parole in maiuscolo a spezzare ed enfatizzare (famiglie, imprese, ESENZIONE, aiutare DAVVERO) e un rimando velocissimo, tramite hashtag, al referendum. Cuperlo parla di sé, il suo post è difficilmente riassumibile, alla fine rimane in testa poco. Salvini rinforza il tormentone noi\loro (buoni\cattivi, giusto\sbagliato) parlando di aiuti concreti, dicendo in due parole “loro non fanno un cazzo, io farei così, io voto no”.

È chiaro che mentre Cuperlo ha in mente una comunicazione pacata, misurata, equilibrata, Salvini fa propaganda. E qui entra in gioco l’aristerinodusodìa: l’uomo di sinistra dirà “ma Benito, che cazzo dici? È chiaro che Cuperlo è un politico di spessore, misurato, pacato, colto, e Salvini un razzistello di merda che fa solo propaganda!”

E grazie al cazzo, signori, avete ragione. Solo che Cuperlo lo capiscono e lo condividono in 100, Salvini lo capiscono e lo condividono in 700, senza contare le visualizzazioni tramite l’hashtag. E quando si andrà a votare, chi pensate che voterà l’operaio di Montegrosso Pian Latte? Quello che ha detto “guardavo quella piazza, rispettandola perché ho un rispetto profondo verso chi ha scelto di andarci, e sapevo (come so adesso) che lo stesso rispetto bisogna avere per quell’altro pezzo del Pd e della sinistra, forse anche più grande, che in quella piazza non è andato perché non la sentiva come la “sua” piazza”? O quello che ha detto “ESENZIONE, vera e completa, per aiutare DAVVERO chi ha perso tutto”?

Questo è un esempio estremo. Ma è chiaro che quello che la destra non ha a livello di contenuti ce l’ha a livello di comunicazione. Non si può rispondere a uno slogan piazzato bene con una sbrodolata di 5000 parole, nessuno ascolterà la tua risposta, neanche se hai fottutamente ragione. Come pensate che abbia fatto Trump, outsider nel suo stesso partito, a macinare consensi su consensi? Esatto: slogan forti, puttanate esagerate, linguaggio semplice. È un razzista omofobo dal grilletto facile? Sticazzi, metà America capiva solo lui. Metà America ha pensato che almeno lui si capisce il cazzo che pensa. E l’altra metà non è che fosse così convinta della Clinton, che insomma, non è che sia proprio l’emblema del leader illuminato di sinistra. È brutto? È sbagliato? È desolante? Sì. Ma porca puttana, è così. Nessuno vota qualcosa che non capisce. Nessuno vota qualcuno che non ha la capacità di spiegare quello che vorrebbe fare se ha un’alternativa, se c’è qualcuno che, anche se a cazzo di cane, intercetta i suoi bisogni.

Esempio.

Cola acqua dal tetto. Sul pavimento inizia a formarsi una pozza d’acqua.

Rodolfo Sinistri: “Si tratta di un problema di natura idrica potenzialmente complesso. Occorre innanzitutto localizzare l’origine della perdita, risalire alla fonte e stabilire con i condomini se si tratta di un problema strutturale o limitato come estensione; una volta risolta la questione delle responsabilità provvederemo a contattare l’ente preposto alla riparazione, o un privato nel caso in cui il guasto riguardi l’abitazione di uno solo dei condomini, al fine di ristabilire prima possibile la condizione di asciuttezza del pavimento oggetto della discussione”.

Salvo Ruspe: “BASTA! Mettiamo un secchio. E se becco chi è stato gli faccio un culo così.”

Segue applauso scrosciante da parte di tutti quelli che dormivano e che si sono svegliati al grido “BASTA!”. Ora, va da sé che mentre il candidato A risolverà effettivamente il problema il candidato B lo tamponerà e basta (e non farà il culo a nessuno, perché il tizio con la perdita è Ermanno Pala, detto “er cricche”). Ma tutti seguiranno Salvo Ruspe, perché di quello che ha detto Rodolfo Sinistri non hanno capito un cazzo.

Rivediamo un attimo la scena, stavolta con un Rodolfo che non soffre di aristerinodusodìa.

Cola acqua dal tetto. Sul pavimento inizia a formarsi una pozza d’acqua.

Rodolfo Sinistri: “Troviamo la perdita e la ripariamo, poi ripuliamo tutto.”

Salvo Ruspe: “BASTA! Mettiamo un secchio. E se becco chi è stato gli faccio un culo così.”

Rodolfo Sinistri: “Cazzate. Che facciamo quando il secchio è pieno? No, dai, ripariamo la perdita. E vola basso, che se Ermanno ti becca ti sbriciola con una manata.”

Ora, ci sta ancora che il condominio voglia mettere il secchio. Ma almeno ha capito che cazzo voleva fare Rodolfo. Magari si arriva anche a un compromesso: prima si mette un secchio, poi si ripara la perdita. La politica dovrebbe essere così.

Il punto è che al momento la sinistra non sembra in grado di comunicare coi suoi elettori, né in entrata né in uscita. E il discorso della comunicazione passa da tanti elementi: non ci sono abbastanza incontri sul territorio, non viene incentivata la partecipazione, la comprensione della politica; l’uso dei social e della comunicazione è disastroso, le campagne pubblicitarie del PD sono imbarazzanti, l’Unità è una barzelletta, i movimenti di sinistra non vanno da anni oltre il 6% quando va di lusso, la frattura con la base è abissale.

“Bisogna ripartire dall’istruzione”. Vero, ma devi arrivarci, a istruire qualcuno, perché se nessuno si fida di te, se nessuno ti capisce quando parli, puoi insegnare quanto vuoi: nessuno imparerà, ma neanche, nessuno ti darà mai l’opportunità di cambiare qualcosa. E continuare ad avere la puzza sotto il naso, il piglio del saggio pastore che guida la massa ottusa senza coinvolgerla, perché tanto non capisce, non aiuterà.

La gente è stanca, è incazzata. Ha bisogno di essere rassicurata, ha bisogno di sentirsi al sicuro, di essere coinvolta, non di essere la vittima di una supercazzola o di essere trattata come un numero su una slide. Finché non si troverà il modo di ricucire il rapporto di fiducia con l’elettorato, la “sinistra” non andrà da nessuna parte; non dico di dire cazzate, quello mai, lasciamolo ai populisti, ma l’idea di lavorare concretamente sul fronte della comunicazione e del rapporto fra politica e cittadini dovrebbe essere il primo punto di ogni candidato di (centro-centro)sinistra, perché sennò – storia e scienze sociali alla mano – vincerà sempre chi si fa intendere meglio, indipendemente da quante cazzate dice. Già la verità è spesso più brutta delle bugie, figuriamoci quante speranze ha la verità detta male rispetto alle cazzate dette bene.

Troppo lungo, lo so. Ma ve l’ho detto, che soffro anche io di aristerinodusodìa.

[B.K.]

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10 thoughts on “Aristerinodusodìa.

      • Onestamente Marco per me è il presupposto più lontano dalla realtà che possa esistere… poi la soluzione sceglila tu… cmq sono abbastanza d’accordo o ti rassegni o ammazzi tutti.. il problema è che anche dopo la seconda non cambia nulla, cambia solo chi gestisce il potere. La storia insegna, dimmi una rivoluzione che abbia realmente cambiato le cose 😉

  1. Ma questa è una vecchia storia, che girava già quando c’erano ancora le Frattocchie (ma non ho mai visto nessuno in grado di spiegarla così bene, complimenti!). Ma questo ragionamento non affronta tutto il problema. Perché il problema non è solo quello di saper parlare alla ggente, ma anche di convincere la ggente a fare le cose giuste, che in Italia sono spesso quelle che non piacciono.

    Faccio un esempio anche io: “secondo le più affidabili statistiche internazionali, l’Italia è un paese pervaso dalla corruzione, e questa investe tutti i livelli, perché, per esempio, in questo paese si registrano oltre 100 miliardi di evasione fiscale all’anno, e questo mina alla base sia la finanze pubbliche, sia la competitività dei mercati, sia la tenuta e credibilità delle istituzioni. Per uscire dalla drammatica crisi in cui versa questo paese, occorre bilanciare interventi di repressione di ogni tipo di corruzione, compresa il diffuso costume del non pagare le tasse, con azioni di reinvestimento dei proventi derivanti da tale repressione in investimenti pubblici e alleggerimento della pressione fiscale”

    Ora, io questo pistolotto lo posso benissimo tradurre in ggentismo: “siete un popolo di evasori di merda, non vi risolleverete mai finché non iniziate a pagare le tasse e a votare qualcuno che bastoni i tanti evasori che ci sono tra voi, e recuperi il maltolto per spenderlo in scuole e ospedali, invece che per lisciarvi il pelo con raccomandazioni e appalti mafiosi”

    Il problema è che è comunque molto difficile che la ggente accetti la verità, anche dopo che glie l’hai spiegata. Il problema è anche che la politica è ridotta a del marketing indecente, e tra i politicanti vincenti, anche a sinistra, non c’è certo Cuperlo, c’è un bulletto arrogante e pallonaro, che spara stronzate al pari di Salvini, e con quelle vince, ma vince sfruttando il popolo bue tanto quanto Salvini, e facendo cose di destra, per le quali non ho il minimo interesse. Magari il problema fosse solo quella della comunicazione.

  2. Pingback: Noi, Loro e Trump | non si sevizia un paperino

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